IL CALCIO A SEREGNO

UNA STORIA ULTRASECOLARE

La storia del calcio a Seregno, 

cittadina di 45mila abitanti, nel cuore della Provincia di Monza e della Brianza,

ha vissuto nel 2021 un’impennata, con la promozione in serie C,

che ha riportato la piazza su un palcoscenico più consono alla sua tradizione.

La prima società locale  

è stata fondata nel 1913,

da un gruppo di ragazzi desideroso

di ripetere le imprese di realtà 

come la Pro Vercelli, che all’epoca andava per la maggiore,

e la Pro Lissone, espressione di un’altra località brianzola,

con cui la rivalità di campanile,

 al di là del di là della diversità che

i posizionamenti attuali affrescano,

è molto sentita.

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La serie B Una svolta di fondamentale importanza,

nel percorso che stiamo raccontando, avvenne alla metà degli anni Trenta,

quando il commendatore Umberto Trabattoni, imprenditore e mecenate,

nel periodo della sua presidenza, volle la costruzione di un impianto di gioco moderno, che sostituisse quello di via Correnti, ormai inadatto alle esigenze

di una formazione che era approdata alla serie B.

Trabattoni promosse così la costruzione dello stadio Ferruccio,

intitolato al suo primogenito, tragicamente scomparso nel 1918,

a 7 anni non ancora compiuti, in un incidente domestico.

Il presidente sborsò alla bisogna 1 milione 300mila lire,

pari a circa 1 milione e mezzo di euro odierni, cifra di cui rientrò in seguito per meno della metà, quando nel 1937, ormai indirizzato ad altre esperienze sportive, cedette la struttura al Comune di Seregno, che si impegnò a pagargli 600mila lire,

in rate decennali senza interessi.

Il Seregno, nel frattempo, aveva concluso la sua prima apparizione biennale in serie B, ma subito dopo il termine della Seconda guerra mondiale,

quando presidente era Romeo Mariani, si riaffacciò alla cadetteria,

conquistando addirittura un terzo posto nel girone A nella stagione 1946-’47

ed un quarto nella successiva.

Stiamo parlando di un gruppo formidabile, trascinato da Aldo Boffi, il miglior calciatore ad aver mai vestito la casacca azzurra, con cui ha firmato la bellezza di 99 marcature, prima e dopo la lunga parentesi al Milan,

con cui vinse per tre volte la classifica dei bomber in serie A.

 

Altri nomi da ricordare sono quelli dei portieri Angioletto Mariani ed Ottavio Bugatti, dei difensori Eugenio Cestari ed Enrico Brustia,

dei centrocampisti Gino Gallanti e Felice Como

e degli attaccanti Franco Canali e Stefano Ferrari.

L’epilogo di questo ciclo d’oro aprì ad una fase di oblio,

che si protrasse fino alla fine degli anni Sessanta.

La serie C L’arrivo in seno alla dirigenza di personaggi ancora oggi amati da tutti,

come Ferruccio Busini, appena deceduto, Paolo Barzaghi ed Ezio Pezzetti,

fu determinate per riportare il Seregno in serie C.

Il sospirato traguardo fu tagliato nel 1969.

La novità risvegliò da un torpore ormai consolidato la tifoseria,

che tornò ad assiepare lo stadio Ferruccio. Epici furono in quegli anni i confronti

con squadre come Parma, Udinese, Triestina, Padova e Monza, che al Ferruccio,

nel novembre del 1975, pochi mesi prima di conquistare la promozione in serie B,

finì al tappetto, sconfitto con un perentorio 4-2.

Era il Seregno del tecnico Stefano Angeleri, probabilmente il miglior allenatore della storia che vi stiamo illustrando e sicuramente il più apprezzato dal pubblico,

nel vivo di un’epopea che era cominciata e si è poi sviluppata grazie ai contributi

di atleti come Aldo Silva, Poerio Mascella, Filippo Citterio, Giorgio Dellagiovanna,

Gigi Cappelletti, Virginio Canzi, Augusto Vanazzi, Pasquale Corbetta, Roberto Dorini, Walter Allievi ed Arturo Ballabio, tanto per limitarsi ad alcuni dei tantissimi nomi

che si potrebbero elencare. In coda al torneo 1977-’78, il Seregno, con la riforma dei campionati decisa dalla Federazione, fu riclassificato in serie C/2, da dove nel 1981-’82 retrocedette nel campionato Interregionale.

La lunga notte Il ritorno nel dilettantismo ha costituito per quattro decenni una condanna sportiva, che la città di Seregno ha faticato a metabolizzare.

Sfumata quasi subito la possibilità di una risalita nel 1984, con la dolorosa sconfitta

a Lodi contro la Virescit Boccaleone, nello spareggio che metteva in palio l’unico posto disponibile per la serie C/2, gli azzurri, a motivo di gestioni presidenziali scellerate, andarono incontro anche ad una scomparsa dalla scena alla metà degli anni Novanta.

 

Il filo del discorso lo riannodò nel 1999 Giangi Barzaghi,

giovane rampollo della famiglia che più ha caratterizzato

le vicende del calcio seregnese, essendo pronipote di Umberto Trabattoni,

nipote di Ferruccio Busini e figlio di Paolo Barzaghi, tutti prima di lui presidenti azzurri. Al primo tentativo, Barzaghi junior, che ripartì dall’Eccellenza,

dopo aver acquisito il titolo sportivo della Lecchese, ottenne la promozione in serie D, ma i propositi di ritorno in serie C/2, anche per un pizzico di sfortuna di troppo,

rimasero sulla carta ed i contrasti con l’amministrazione comunale

determinarono il suo addio.

 

Seguirono gli ormai abituali alti e bassi,

con presidenti ad avvicendarsi uno dietro l’altro, firmando cicli che, invero,

raramente hanno lasciato una traccia sportiva significativa,

in un contesto ultrasecolare pregevole,

con le eccezioni di Giuseppe Rocco e di Paolo Di Nunno.

 

Nel 2019, poi, l’avvento sulla scena di Davide Erba ha mutato il corso delle cose

e prodotto la promozione in serie C nel 2021, prima di un nuovo passaggio

di testimone, con il subentro come proprietaria della Big One Energy

nel gennaio del 2022.